Il lavoro è una necessità da colmare perché si pone a conferma della mia esistenza.
Una dichiarazione di indipendenza che prevede una missione: oltrepassare i confini dell'egoismo e le frontiere dell'impossibile.
Io esisto, quindi io posso.
Posso cambiare le cose, posso migliorare quello che vedo e immaginare un vissuto possibile e ordinario.
Abbandoniamo l'esigenza di crearci una vita straordinaria.
L'amore è gioia e spasimo: entrambi parte di una vita ordinaria e felice.
Abbandoniamo l'idea del tempo come un insieme di spazi rigidi, inscatolati, etichettati e pronti all'uso.
Costruiamo un tempo liquido e multiforme nel quale, grazie al nostro lavoro, possiamo sorprenderci e sorprendere.
Il nostro lavoro è il riflesso del nostro porci al mondo.
Non ci resta che decidere da qualche parte stare.
Guidare ed essere guidati: uno scambio equilibrato che crea emancipazione e opportunità.
O obbedire e soccombere al tempo, allo spazio che viviamo e alle persone che incontriamo.
Pillola 109